Non solo ‘black bloc’ – L’escalation a Hong Kong e le prospettive distorte in proposito

di Ralf Ruckus | English | Deutsch | Español | Português 中文


In un precedente articolo è stato descritto lo sviluppo della mobilitazione di Hong Kong fino all’inizio di settembre: questo è un aggiornamento. Mentre gli scontri tra i manifestanti e la polizia si fanno sempre più duri, ciò che costituisce la forza del movimento è la pratica quotidiana di scambio, organizzazione e solidarietà – pur con tutte le sue contraddizioni.

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Il 1° ottobre 2019 – settantesimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese – ha visto il movimento di Hong Kong in netto vantaggio: molti media (stranieri) hanno diffuso più notizie e foto dei violenti scontri e del primo sparo con munizioni pesanti contro un manifestante da parte della polizia della città, che non dell’imponente parata militare, con tutti i suoi scintillanti armamenti, organizzata dal governo del PCC a Pechino. Quella che era stata pensata come una buona giornata per la propaganda del regime, si è trasformata piuttosto in un disastro mediatico.[1]

Il 4 ottobre il governo di Hong Kong ha avviato una nuova fase della contesa: sulla base di una legislazione di emergenza che non era più stata applicata dai riot del 1967 contro la potenza coloniale britannica, è stato posto il divieto di coprirsi il volto durante le proteste, nel tentativo di rafforzare le possibilità di intervento della polizia e di indebolire il movimento.[2] Nei giorni successivi hanno avuto luogo proteste inferocite contro tale divieto. Ora come ora, un indebolimento o una distensione dello scontro non paiono in vista – e neppure una sua soluzione.

Escalation della violenza

Dopo quattro mesi – e nonostante i violenti scontri e la distruzione – il movimento continua ad essere sostenuto da una larga parte della popolazione di Hong Kong. Il fattore scatenante iniziale – la legge sull’estradizione – è stato completamente ritirato a inizio settembre,[3] ma già da molto prima il movimento era diventato estremamente più ambizioso, nelle sue azioni e nelle sue rivendicazioni: vuole impedire il sorgere di uno stato di polizia, limitare l’influsso del PCC su Hong Kong e ottenere più controlli democratici sul governo della città. Ancora adesso alle proteste di strada prendono parte masse, anche quando hanno luogo contemporaneamente in parti differenti della città.

Negli ultimi tempi il governo di Hong Kong ha vietato la maggior parte delle manifestazioni. Di conseguenza tutti coloro che comunque si presentano rischiano di essere arrestati e perseguiti penalmente. Assembramenti pacifici, siano permessi o vietati, sfociano ora più rapidamente di prima in scontri violenti, anche alla luce del sole. Anche arrivare ai momenti di protesta e andarsene via è diventato più difficile, perché la MTR (società che gestisce la metropolitana della città) chiude regolarmente le stazioni nelle zone in cui hanno tali momenti hanno luogo. I danneggiamenti – che negli ultimi tempi includono spesso incendi – sono aumentati, non solo nelle stazioni della MTR, ma anche ai danni di negozi e imprese i cui dirigenti hanno espresso critiche nei confronti dei “vandali”, contro aziende che sono legate alla Repubblica Popolare Cinese, come certe banche o agenzie di viaggi, contro sistemi di sorveglianza pubblica e edifici del governo.[4]

Continuano ad esserci scontri tra i manifestanti e gruppi che sono pro-Pechino, per quanto di norma a margine delle manifestazioni entrambi gli schieramenti vengano attaccati.[5][6] Non da ultimo, le confrontazioni violente tra i manifestanti e la polizia si sono fatte più aspre. Mentre la polizia impiega ancora una violenza brutale sotto forma di gas lacrimogeni, fucili antisommossa e proiettili di gomma, cariche con i manganelli e – di recente – anche un uso mirato di armi da fuoco, i manifestanti in prima linea hanno reagito con attacchi diretti ai poliziotti, talvolta con molotov, spranghe ed altre armi.

Questa escalation di violenza rappresenta chiaramente uno sviluppo pericoloso, per tutti gli schieramenti. Sui manifestanti potrebbe incombere una repressione ancora più dura, se la polizia di Hong Kong ottenesse poteri eccezionali ancora maggiori o il regime del PCC intervenisse con unità armate della polizia popolare o dell’esercito. Il governo di Hong Kong e il regime del PCC potrebbero distruggere il ruolo economico di Hong Kong per il capitale cinese e straniero con una ulteriore escalation della situazione, e ciò potrebbe anche fungere da fattore scatenante per tensioni sociali e politiche ancora più serie ad Hong Kong e altrove nella regione.[7]

Prospettive distorte

Le barricate in fiamme, il “blocco nero” e la lotta contro la polizia attirano su di sé l’attenzione – ma gli scontri violenti rappresentano solo uno dei volti del movimento. Il focus che i media pongono sulla violenza nei resoconti da Hong Kong conduce ad una falsa rappresentazione del movimento nel suo complesso. La sua base di massa, la determinazione e la tenacia dei manifestanti e il persistente sostegno per forme violente di protesta diventano comprensibili solo se guardiamo alle radici profonde del movimento nella società di Hong Kong e alle sue pratiche quotidiane.

Il movimento di protesta di Hong Kong continua ad essere variegato e include gruppi, interessi e forme di azione differenti – la maggior parte dei quali, d’altra parte, “pacifici”. Fanno parte dei gruppi sociali coinvolti studentesse e studenti delle scuole superiori e dell’università, lavoratrici e lavoratori (tra cui molti dei servizi e molti impiegati, ad esempio del settore finanziario), insegnanti e altri funzionari pubblici, pensionati e altri ancora. Questi gruppi impiegano una serie di forme di protesta: manifestazioni e presidi, blocchi stradali, canti collettivi nei centri commerciali, assemblee sui posti di lavoro, il grido di parole d’ordine del movimento dalle finestre delle case in un determinato momento della sera, ecc. Si fanno notare le lavoratrici e i lavoratori della sanità, perché forniscono il primo soccorso ai manifestanti ma anche perché hanno organizzato proteste negli ospedali.

In un’intervista, un gruppo anarchico ha recentemente elencato interessanti pratiche di differenti sostenitori del movimento:

Come reazione al fatto che ci sono adolescenti che non hanno più una casa in cui poter tornare, poiché a causa della loro partecipazione alle proteste sono stati praticamente ‘espulsi’ dai loro genitori e ora rimangono per strada durante lo stato di emergenza, la gente ha costituito una rete di abitazioni aperte in cui i giovani partigiani possono trovare rifugio e soggiornare temporaneamente. Dato che minibus, autobus e metropolitana non sono più sicuri per i manifestanti in fuga, è stato fondato tramite Telegram un network per i trasporti collettivi: ‘per andare a prendere i bambini a scuola’. Abbiamo incontrato autisti anziani, che neanche sapevano come funziona Telegram e tuttavia ora si dirigono ad ogni occasione verso i ‘punti caldi’ annunciati via radio e si guardano intorno cercando manifestanti che corrono via e hanno urgente bisogno di una possibilità di trasporto lontano dal pericolo. Dopo aver sentito di giovani che non hanno lavoro o semplicemente non hanno abbastanza denaro per rifornirsi di viveri quando sono sul fronte, dei lavoratori hanno organizzato raccolte di buoni di supermercati e ristoranti e prima di grandi scontri li hanno consegnati a persone in tenuta da battaglia. […] In reazione al dolore, al trauma e all’insonnia di coloro che sono stati esposti per lungo tempo ai gas lacrimogeni e alla violenza della polizia (sia di persona sia attraverso le dirette video in streaming) sono comparse reti di sostegno che offrono consigli e assistenza. Dato che dopo essere stati tutta la notte sulla strada i più piccoli non hanno abbastanza tempo per fare i loro compiti, sono stati messi in piedi canali Telegram che offrono ripetizioni gratuitamente. Dopo che studentesse e studenti delle scuole superiori e dell’università ‘non hanno potuto prendere parte agli insegnamenti’ perché erano in sciopero, sono stati organizzati seminari su tutti i possibili temi politici in scuole e luoghi pubblici che avevano un atteggiamento positivo verso le proteste. Nel frattempo la gente ha dato avvio a chat su Telegram che potrebbero interessare i manifestanti; anche noi ne stiamo per lanciare una. I temi possono essere tecnici (come si smonta un distributore automatico di biglietti della metro, come si attraversa un tornello senza pagare), storici (ultimamente ne abbiamo visto uno sulla rivoluzione francese), spirituali o di autodifesa e sport di combattimento. Tutti questi sforzi sono incredibili per la loro ampiezza e la loro efficacia. Vengono fondati gruppi di affinità per la costruzione di bombe molotov e per i loro ‘test’ nella foresta. Altri costruiscono amicizie e fiducia, esercitandosi militarmente nella foresta e simulando gli scontri a fuoco con la polizia. Vengono allestiti dojo spontanei nei parchi e sui tetti delle case…”[8]

Altri esempi di manifestanti che si riuniscono per scopi determinati sono il “team propaganda”, che si è composto di grafici (e altri) e ha prodotto migliaia di poster e volantini che circolano su Telegram e vengono appesi per la città. In agosto è stata costituita la “conferenza stampa del popolo”, come reazione al quotidiano lavoro mediatico della polizia di Hong Kong. Queste persone sono legate al forum online LIHKG e parlano degli eventi dal punto di vista dei manifestanti. Altri gruppi sono stati creati per giornate di azioni speciali, come per lo sciopero del 5 agosto o per la catena umana del 23 agosto, o per scopi specifici come l’allestimento e la cura dei “Lennon walls” (con informazioni sul movimento affidate ad adesivi, poster, ecc…) nei quartieri.
Anche se il movimento non è ascrivibile ad alcuna corrente determinata (di sinistra o di destra) e non ha capi o rappresentanti formali, vi prendono parte membri di gruppi e organizzazioni politiche differenti. Ad essi appartengono persone dei partiti “pandemocratici” (liberali o socialdemocratici in senso largo), che si recano sul fronte e osservano le azioni della polizia mentre le loro organizzazioni dei diritti umani richiedono permessi per le manifestazioni, forniscono supporto legale per i manifestanti arrestati o feriti o prendono in carico le spese mediche.

I partiti “localisti” e le organizzazioni simili (quasi nazionaliste, da gente che crede nella “democrazia” e nella “autodeterminazione” di Hong Kong, fino a gruppi di destra e razzisti che si mobilitano contro gli immigrati dalla Cina e da altri paesi asiatici) giocano un certo ruolo, per esempio nell’organizzazione di manifestazioni, nella richiesta di permessi e nella messa a disposizione di sostegno legale ed economico per i manifestanti arrestati.

Anche attivisti e gruppi di piccole dimensioni di sinistra sono coinvolti in (alcuni) momenti di protesta – nei forum, o tramite volantini, slogan sui muri, proiezioni di video e interventi di altri tipo – nonostante le parole d’ordine moderate del movimento e la mancanza di una critica ai rapporti sociali di tipo capitalista.

Tutte queste attività quotidiane di attori sociali e gruppi politici differenti sono parte dell’esperienza collettiva di questo movimento. Sono la base della sua determinatezza nel proseguire la lotta nonostante i violenti attacchi della polizia, l’alto prezzo pagato in termini di arresti e il rifiuto del governo di Hong Kong – e, dietro il governo, del regime del PCC – di fare concessioni rilevanti da un punto di vista politico.